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Un pò di tutto...
view post Posted on 17/3/2009, 18:36Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 22:30


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La gente del Giappone è tutta bianca e molto pulita, e persino i plebei e i lavoratori sono fra di loro così beneducati e meravigliosamente cortesi che sembrano essere stati educati a corte; e in questo superano non solo le altre popolazioni orientali, ma anche le nostre europee.

E’ gente molto capace e di grande intelletto e i bambini sono molto abili nell’apprendere tutte le nostre scienze e discipline, e decorano e imparano a leggere e a scrivere nella nostra lingua molto più facilmente e in meno tempo dei nostri bambini in Europa; neanche tra le persone di condizione umile c’è tanta rozzezza e incapacità come tra la nostra gente, anzi comunemente sono tutti di grande intelletto, beneducati ed esperti.

Hanno anche altri riti e costumi, così diversi da tutte le altre nazioni, che sembra abbiano studiato di proposito come non conformarsi con nessun’altra popolazione. Non si può immaginare quello che accade da queste parti. Si può dire veramente che il Giappone è un mondo al rovescio rispetto all’Europa, dal momento che è in tutto talmente diverso ed opposto che i giapponesi non sono simili a noi quasi in nessuna cosa. Dal modo di mangiare, di vestire, di onorare, nelle cerimonie, nella lingua, nel modo di stabilire relazioni, di mettersi a sedere, di costruire, nella cura delle loro case, dei feriti e gli infermi, nell’insegnare ed educare i loro bambini, e in tutto il resto, sono tanto grandi la differenza e il contrasto che non si possono descrivere né comprendere. Così come i colori e le cose, che ai nostri occhi sembrano molto belli, di solito per loro non sono un granché; e quello che aggrada la loro vista noi non lo teniamo in grande considerazione. Il bianco, che per noi è un colore allegro e festoso, per loro indica lutto e tristezza, e si rallegrano molto con il nero e il viola, che noi usiamo e portiamo con il lutto. Non è minore la differenza nell’udito, dal momento che la nostra musica di voci e strumenti di solito ferisce le loro orecchie, alle quali piace estremamente la loro musica, che davvero tormenta il nostro udito.

Così come molte cose che noi usiamo come profumi, come incenso, benjui (incenso di Java) e altre cose simili, loro non le possono soffrire, e ne usano invece altre, fatte a modo loro.

E perché si capisca ancora di più quello che accade da queste parti, mi dilungherò un po’: come noi ci togliamo il berretto o il cappello e ci alziamo in piedi per onorare quelli che vediamo, così essi, al contrario, si tolgono le scarpe e si siedono, considerando estrema scortesia ricevere qualcuno in piedi. A noi piace avere i capelli biondi e i denti bianchi, invece loro si tingono i capelli di nero, lasciando alla gente umile i denti bianchi e i capelli biondi. Noi andiamo a cavallo dalla parte sinistra, mettendo nella staffa il piede sinistro; loro lo fanno al contrario, dalla parte destra .

Perfino i ferri devono mettere nel fuoco al contrario di noi, perché mettono i piedi verso l’alto e il cerchio verso il basso.

Più motivo di spavento è vedere il modo di curare, le loro medicine e la loro applicazione, che sono del tutto opposti a quelli che usiamo noi, dal momento che tutte le cose che noi somministriamo ai malati loro le considerano in modo contrario. E così ritengono pestilenziali per gli infermi galline, polli, dolci, e quasi tutte le altre cose che noi diamo loro. Danno ai malati come cose che fanno bene pesce salato e fresco, limone, lumache, e altre cose amare e salate che hanno scoperto che fanno bene. Non tolgono mai il sangue, e le purghe che danno sono molto profumate e gradevoli, cosa che ci porta molto beneficio, essendo le nostre così puzzolenti e pestilenziali.

Per quanto riguarda il vestire e il mangiare sono così particolari che non si può far capire ciò che accade qui. Il loro modo di vestire è molto pulito e semplice e non assomiglia al nostro in alcuna cosa. E molto meno si può capire quale sia il loro modo di servire i cibi e i loro stufati e minestre, dal momento che, mantenendo in tutto molta pulizia e gravità, non hanno alcuna somiglianza con noi. Ognuno mangia sul suo tavolo, e senza avere nessuna tovaglia né tovagliolo, né coltello, forchetta o cucchiaio. Usando solo due bastoncini, che chiamano fajeis, si destreggiano con tanta pulizia, che senza toccare niente con le mani, non fanno cadere dal piatto sul tavolo nemmeno una briciola. E mangiano con tanta modestia e cortesia, che non hanno meno regole riguardo come si deve mangiare rispetto alle altre cose. Oltre al vino che fanno dal riso, con il quale si divertono molto, mentre per noi è molto dannoso, alla fine del pranzo bevono sempre acqua calda, in inverno e in estate, e tanto calda che non si può ingoiare se non a sorsi. I cibi che mangiano sono e vengono cucinati in modo tale che non esiste tra le cose d’Europa qualcosa a cui paragonarli, né per quanto riguarda la sostanza, né il sapore. Ad ogni modo, fino a che non ci si abitua ai loro cibi si passano molte difficoltà e dolori.

E non meno si soffre del loro modo si sedersi, perché stanno con le ginocchia al suolo, sedendosi sui piedi, accoccolati, come diciamo noi, cosa che per loro è riposare, e per gli altri grandissima stanchezza e pena, fino a che a poco a poco ci si abitua con il tempo.

Nel modo di trattare con gli altri sono molto prudenti e discreti, non annoiano mai con lamenti, mormorii e con il racconto delle loro miserie, come fanno i nostri europei, poichè pensano che quando si va a trovare qualcuno non gli si debbano dire cose che provocano disgusto. E così non vanno mai a raccontare le proprie pene, né i propri danni, né a lamentarsi e, poiché credono che quando si soffre molto si debba mostrare un grande coraggio nelle avversità, si tengono dentro le cose per cui soffrono, come meglio possono. E quando si incontrano o vanno a visitare qualcuno, mostrano sempre grande coraggio e viso allegro, e non parlano mai dei loro guai, o vi accennano con non più di una parola, ridendone, come se non se non ne soffrissero e non li tenessero in alcuna considerazione. E dal momento che sono tanto contrari a tutti i tipi di mormorii, non parlano mai della vita degli altri, né di cose dei loro principi e signori, ma trattano di argomenti relativi al tempo e ad altri avvenimenti, soffermandosi non più di quanto sembri loro che possa far piacere e dare gioia a coloro che visitano.

E infine, i loro riti e costumi sono tanto diversi da quelli delle altre nazioni, che non si possono facilmente capire né imparare, se non con molto tempo. Ed è certo una cosa meravigliosa come abbiano potuto inventare un tale modo di vestire, mangiare, suonare, cantare e ballare, e altre mille cerimonie che usano. Per tutte le popolazioni esse sono così nuove, che gli uomini, per prudenti e saggi che siano, si trovano in Giappone piccoli e ignoranti, al punto che è necessario loro imparare a parlare, a sedersi, a camminare, a mangiare, e fare altre mille cose nuove, le quali al principio sembrano molto strane e irrazionali, ma dopo che ci si abitua ad esse sembrano buone. E i giapponesi sono tanto legati ai loro costumi e alle loro cerimonie, che, anche se sprofondasse il mondo, non abbandonerebbero alcun elemento della loro quotidianità. E in verità, comportarsi con loro in un altro modo è scortese e di poca educazione. Coloro che non adottano i loro costumi sono ritenuti uomini rozzi, maleducati e di poco conto.

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.."Perchè Hikaru è il mio passato,il mio presente,e voglio che sia anche il mio futuro,
perchè senza di lui non sono niente,senza di lui non posso vivere...

Ai shite iru,Hikaru..."
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